ZEROOTTOUNO. Chista è a terra mia

CEILINGS. MUSEI IN RETE

a cura di Simona Caramia

Zeroottouno Chista è a terra mia

Museo Archeologico dell’Antica Kaulon Monasterace

28 marzo 2018, ore 11.30

 

Mercoledì 28 marzo, alle ore 11.30, presso il Museo Archeologico dell’Antica Kaulon Monasterace avrà luogo la presentazione dell’intervento Chista è a terra mia di Zeroottouno, nell’ambito del progetto Ceilings, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e finanziato dalla Regione Calabria.
Alla presenza della direttrice del Museo Rossella Agostino, dei responsabili della cooperativa Vivi Kaulon, del Direttore dell’Accademia Vittorio Politano, del curatore del progetto Simona Caramia e degli artisti Giuseppe Guerrisi e Davide Negro si darà avvio ad un intervento di arte contemporanea che vedrà installata un’opera permanentemente negli spazi espositivi del Museo.

L’intervento di Zeroottouno, duo artistico calabrese, mette in luce l’intensificata attività di antropizzazione dei luoghi. La loro ricerca si sofferma sugli interventi umani che hanno comportato la progressiva riduzione della biodiversità, delle alterazioni climatiche e paesaggistiche, evidenziando come il processo di evoluzione abbia causato una crisi ecosistemica. Gli artisti denunciano i limiti del pensiero astratto, che ha portato a definire le aree verdi alla stregua di porzioni frammentate di realtà, gli artisti mettono in luce la trama dell’esistenza, giacché tutto è collegato ad ogni altra cosa. Il loro fare si fonda sulla possibilità di ristabilire un contatto intimo con se stessi e con le proprie radici identitarie, a partire dalla negoziazione del rapporto con il non-umano. Eterna fonte di verità, la Natura e la conseguente restituzione ad essa sono il fulcro teorico della messa in opera di Zeroottonuo: fibre naturali, radici, tronchi d’albero sono gli elementi attraverso i quali la loro arte si offre come mediatrice tra uomo e ambiente. In una simile ricerca gioca un ruolo forza l’identità calabrese, dunque la posizione geografica, che permette di parlare di geografia dell’arte o di geografia emozionale, quale approccio di studio pre-scientifico, caratterizzato dalla percezione, soggettiva ed emotiva, che evoca negli individui che fruiscono occasionalmente o vivono stabilmente un determinato luogo. Dalle loro opere emerge un fitto accumularsi di segni, materiali e simbolici, che sembrano voler afferrare la complessità della Calabria, avvolgendone i luoghi in un forte intrico emozionale. Attraverso tale prospettiva global e local si incontrano: alle istanze identitarie “locali” di tutela del “proprio”, si accosta la consapevolezza “globale” di un mutamento etno-antropologico, che contempla l’ecologia quale nuovo referente del binomio allargato tra uomo e mondo.

comunicato stampa

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